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Scritto da: Città e Territorio

L’Aquila non deve morire

L’Aquila. Il 25 febbraio, in occasione del secondo dei sei incontri promossi da Italia Nostra con il patrocinio della Provincia dell’Aquila e della Regione Umbria (vedi box), Pier Luigi Cervellati ha definito L’Aquila una città «morta e imbalsamata» denunciando l’abbandono delle 99 chiese e delle altrettante piazze del capoluogo abruzzese. Accanto all’allarme per i grandi monumenti lasciati indifesi dall’azione di neve e pioggia, emerge il rischio che L’Aquila diventi un’imperdibile occasione immobiliare per i grandi speculatori, tanto è palpabile l’incertezza dei proprietari per il futuro. Agli stessi amministratori, cui da oggi spetta la responsabilità dei piani di ricostruzione, dichiarano di aver di fronte uno scenario troppo complesso. L’onorevole Giovanni Lolli, parlamentare aquilano e residente nel centro storico, denuncia gli errori – «Ci siamo lasciati imporre un modello sbagliato, quello dei nuovi quartieri, che hanno perfino infranto i rapporti di vicinato» – e le incertezze nei finanziamenti e nella gestione futura, affidata ancora alle ordinanze. A conclusione dell’incontro, che ha visto anche la presentazione del libro a cura di Georg Josef Frisch L’Aquila. Non si uccide così anche una città?, il presidente di Italia Nostra Giovanni Losavio ha sottolineato come continui a mancare, nello scenario del dopo sisma, il ministero per i Beni e le attività culturali, a cui non può essere negato il compito di dare gli indirizzi per il restauro urbano e di vigilare sulla qualità degli interventi. In una terra a rischio come l’Abruzzo il restauro significa anche prevenzione e manutenzione programmata; è quindi determinante il ruolo dell’Università, dell’Accademia di belle arti e delle altre istituzioni culturali del territorio.
In questo clima di estrema incertezza fervono gli incontri per studiare le strategie della ricostruzione. In applicazione all’ordinanza che affida il commissariamento al governatore dell’Abruzzo Gianni Chiodi, l’architetto Gaetano Fontana, coordinatore della «struttura di missione», ha discusso con i sindaci dei comuni minori e con i comitati di residenti e proprietari dell’Aquila la bozza d’indirizzo per la «ripianificazione del territorio» e per i «piani di ricostruzione». La promessa è di varare questo strumento entro breve. Il Commissario avrà poi 90 giorni per definire le «Linee d’indirizzo strategico» per «il potenziamento e la valorizzazione dei sistemi territoriali locali, la riqualificazione delle reti ambientali e storico culturali, la razionalizzazione della mobilità, la riorganizzazione delle reti infrastrutturali, dei servizi e delle centralità». Ai comuni spetta, entro 45 giorni, la perimetrazione delle aree da sottoporre ai piani di ricostruzione, con priorità ai centri storici e ai centri e nuclei urbani e rurali, e la relativa definizione dei piani con l’individuazione degli ambiti urbanistici ed edilizi d’intervento. I comitati dei residenti hanno già espresso preoccupazione per i tempi lunghi di formazione e approvazione dei piani, ai quali resta legata l’erogazione dei finanziamenti anche per i piccoli interventi. Secondo il Presidente della Sezione dell’Aquila di Italia Nostra, Fausto Corti, il rischio concreto è che, nei quattro o cinque anni indotti dalle linee guida Fontana, la popolazione sia costretta, suo malgrado, a scelte diverse dal rientro nel centro storico, e che l’Aquila diventi davvero una nuova Pompei.

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Last modified: 14 Luglio 2015